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RODOLFI
Con oltre 270mila tonnellate di pomodoro lavorate ogni anno, Rodolfi è tra i 30 maggiori produttori e trasformatori mondiali. Presente in oltre 90 Paesi, vanta quattro generazioni di imprenditori e una storia appassionante. Il successo dell’azienda deriva soprattutto dalla qualità dei propri prodotti, anche grazie agli innovativi processi di lavorazione e alla grande attenzione al territorio e alla sostenibilità.
Tutte le referenze Rodolfi sono realizzate con pomodoro 100% italiano coltivato nel raggio di 60 km dagli stabilimenti. L’azienda presidia l’industria, il retail e il food service con i marchi Rodolfi, Ortolina, Alpino e Ardita.
MASSIMO MANFERDINI
Nato a Parma, si è laureato in discipline umanistiche a Bologna. Nel suo percorso professionale ha sempre alternato esperienze sia nel marketing che nelle vendite. Dopo esperienze in Motta-Alemagna, Sperlari e Melegatti, nel 2015 arriva alla Rodolfi Mansueto, dove ricopre la posizione di direttore commerciale Italia, alla guida della struttura marketing e della rete vendita, sui canali GDO e Food Service.
Qui sta portando avanti la sua sfida più ambiziosa: far crescere l’azienda in Italia perché abbia un respiro nazionale.
Un coraggioso processo di rinnovamento nel solco di una tradizione che dura da 130 anni
Per iniziare, una domanda al manager, a prescindere dall’azienda in cui lavora: come vede il marketing alimentare del prossimo futuro? Cambierà qualcosa rispetto al passato? Cosa?
Credo che nel mercato alimentare continuerà un trend iniziato già da qualche anno, che attiene alla ricerca della tranquillità, tanto più nei consumi di alimenti “base”, quotidiani e di grandi volumi. Il consumatore vuole sentirsi tranquillo verificando, ad esempio, l’origine degli ingredienti, ma anche conoscendo il processo di trasformazione dell’intera filiera. È alla ricerca di trasparenza, vicinanza e sostenibilità, ma anche di italianità.
Il cambiamento sta nel fatto che questa attenzione non riguarda più solo il prodotto in sé, ma tocca tutti i livelli del marketing mix, quindi anche la qualità del packaging e della comunicazione, che deve essere coerente con la promessa. Se non viene percepita come tale, si crea un cortocircuito che si riflette sul gradimento. La sfida, dunque, è saper offrire gli elementi di serenità che fanno scegliere quel prodotto invece di un altro.
Credo siano dinamiche che interessano Rodolfi, ma in generale un po’ tutto l’alimentare.
In questo panorama, la comunicazione di un’azienda food che ruolo ha e come si deve evolvere per essere efficace? Su cosa deve puntare maggiormente: i prodotti, i valori aziendali, la sostenibilità, oppure altro?
Sicuramente oggi, proprio per le motivazioni spiegate pocanzi, la sostenibilità emerge tra tutti i fattori da attenzionare. E si sta allargando a tutti i settori, non solo al food. Sullo stesso livello metterei i valori, che per noi sono prima di tutto la storicità: l’anno prossimo compiremo 130 anni, un bel primato per un’azienda come la nostra.
Non solo: Rodolfi è un’impresa di stampo famigliare, che in Italia è a tutti gli effetti ancora un valore. Un altro elemento fondamentale per la comunicazione è la valorizzazione del territorio: siamo nella Parma Food Valley, sinonimo di assoluta qualità ed eccellenza del cibo.
Detto questo dobbiamo ammettere che il fattore prezzo rimane sempre e comunque un driver importante di scelta, basti pensare che il livello di promozionalità di un prodotto come il nostro sfiora il 70%. Significa che, a rotazione, tutte le marche principali entrano nei volantini sconto. A volte parliamo di un risparmio di pochi centesimi, ma tanto basta: ancora una volta, è soprattutto un fattore emozionale, non razionale.
Per quanto riguarda la Sostenibilità, avete un progetto peculiare e come lo comunicate?
Vendendo pomodoro abbiamo una connessione con la terra molto forte. La sostenibilità, quindi, è nel nostro dna, tanto che l’azienda investe da anni sugli aspetti legati all’ecologia. Lo dimostra l’impianto fotovoltaico presente da tempo in stabilimento, che in alcuni periodi dell’anno ci rende addirittura autonomi, o quello per il riciclo dell’acqua, installato molto prima che essere green andasse di moda.
Siamo molto grati alla terra, le dobbiamo molto. Per questo recentemente abbiamo cercato di restituire alla natura ciò che ci dà con un gesto molto concreto: con il supporto del Consorzio Forestale KilometroVerdeParma, grazie all’aiuto di 80 dipendenti, abbiamo aderito a un’attività di volontariato aziendale di due giornate, mettendo a dimora circa 800 piante tra alberi e arbusti nelle vicinanze dello stabilimento di Ozzano Taro. Quest’area rientra all’interno del Parco Regionale Fluviale del Taro e il progetto si inserisce nel quadro del Sito di Rete Natura 2000 per la conservazione della biodiversità dell’Unione Europea.
C’è una case history rappresentativa di un aspetto peculiare della comunicazione?
Il progetto principale in questo periodo è il rebranding di tutti i marchi aziendali, a cui stavamo pensando da tempo. Sotto il cappello Rodolfi Mansueto, infatti, abbiamo diversi brand, suddivisi in base al mercato, italiano ed estero, e ai canali distributivi, industria, retail e food service. Questo ha comportato una certa dispersione, a cui ora vogliamo dare ordine. In due anni verrà completato il restyling del marchio per capire bene il posizionamento.
Siamo già partiti con una nuova comunicazione ad hoc: a dicembre siamo stati in Rai con uno spot inedito, girato in un mondo fiabesco in cui Rodolfi racconta le prime trasformazioni nelle campagne di Parma, fino ad arrivare all’oggi, con una rete di distribuzione in 90 paesi nel mondo.
Alla fine del processo rimarrà solo il marchio più iconico, Ortolina, mentre gli altri saranno tutti Rodolfi. Non sarà un percorso facile, ma nei momenti di passaggio c’è sempre sconcerto. L’importante è vederlo come un piano a medio-lungo termine.
Quali sono i canali di comunicazione che privilegiate? Come li usate?
Il nostro pubblico primario è formato dalle massaie e a loro ci rivolgiamo con maggior frequenza ed enfasi. Abbiamo canali Facebook, Instagram, LinkedIn e Youtube. Per i giovani abbiamo valutato Tiktok, ma per il momento non l’abbiamo ancora sposato appieno. Siamo consapevoli che vanno interessati agendo su contenitori dedicati e forse in futuro lo apriremo.
Per loro è previsto un lavoro specifico su Ortolina, un prodotto molto adatto anche per una fascia d’età bassa perché può essere utilizzato in tanti modi, anche per aperitivi e come salsa.
A livello macro, uno dei canali principali rimane la stampa, quindi tutti i giornali di categoria. Facciamo attività di media relation regolari, non solo per parlare di prodotto, ma anche per attivare momenti di PR e networking. Vogliamo presenziare in eventi e iniziative per dire la nostra, anche quando ci sono i nostri concorrenti. Un bell’esempio è la Cena dei Mille di Parma, un vero successo, tanto da essere replicato in altre città italiane.